sabato 17 novembre 2012


Il castagno è la risorsa che può far crescere l’economia di Rocca
di Andrea Sebastianelli

Un convegno serio, non di sole chiacchiere ma anche di spunti interessanti e utili, di cui si sentiva il bisogno in una città in cui il castagno dovrebbe sempre essere al centro delle discussioni istituzionali visto che il nostro Comune è proprietario di ben 1.500 ettari di bosco e invece spesso questo tema è stato relegato ai margini. L’arrivo di un’associazione come L’Alveare, presieduta da Claudio Botti e a cui partecipano seri professionisti e cittadini appassionati e volenterosi, ha sicuramente dato un impulso positivo al tema incoraggiando iniziative che possono aiutare il castagno a diventare l’unica risorsa non solo ambientale ma anche economica in grado di portare sviluppo e occupazione a Rocca di Papa. La sala del convegno, tenutosi sabato 10 novembre, era piena di operatori del settore, professionisti di enti di ricerca, politici e molti cittadini, segno evidente che c’era necessità concreta di parlare del castagno e delle sue varie spigolature.
Il taglio dato al tema, infatti, ha permesso di comprendere che i nostri boschi possono essere osservati da tante angolature: legno, frutto, sottobosco, prodotti lavorati. Un insieme di fattori che potrebbe rappresentare l’unica risposta alla crisi economica che stiamo vivendo.
Molto interessanti gli interventi che si sono susseguiti, a cominciare da quello del dott. Alberto Manzo, dirigente del Ministero, fino a quelli dei Prof.ri Giannini e Carbone. In particolare la relazione di quest’ultimo, docente all’Università della Tuscia, ha toccato i punti centrali delle problematiche legate al castagno, chiamando alle loro responsabilità anche le pubbliche amministrazioni troppo conservatrici rispetto all’adozione di metodi e di approcci che oggi hanno fatto il loro tempo. Un conservatorismo che, alla lunga, stanno pagando con la crisi di un settore che invece potrebbe trovare la sua nuova primavera. Pensate, ad esempio, quante cose potrebbe fare un piccolo Comune per favorire il mercato e la lavorazione del castagno: basterebbe una semplice ordinanza per obbligare le aziende edili a utilizzare legno di castagno per la struttura di tetti, portici, casette agricole, ecc.; basterebbe un po’ di intelligenza amministrativa per capire che arredi urbani (panchine, cestini, giochi per bambini, tabelloni, ecc.) potrebbero essere forniti dalle nostre imprese locali che lavorano il legno anziché ordinarli dopo aver sfogliato un catalogo super-colorato. Piccoli esempi per capire che la risorsa castagno dipende anche da noi, tanto più quando il Comune detiene una gran fetta di patrimonio boschivo.
Ma la politica non va mai oltre le chiacchiere e l’intervento del Sindaco di Rocca di Papa, Boccia, ha dimostrato perfettamente questo concetto: ancora una volta il primo cittadino ha parlato del “Comune di Rocca di Papa che ha acquisito 900 ettari di bosco togliendoli ai privati”.
Caro Sindaco, questo è accaduto ormai quindici anni fa, perché non ci dice che cosa è successo da quel momento a oggi visto che la gestione del patrimonio boschivo, per vostra stessa ammissione nei Consigli Comunali, è un fallimento?
Sorprendente anche l’intervento di un altro politico, assessore di Lariano, Piero Vitali, il quale ha puntato il dito contro i tecnici accusati di ostacolare lo sviluppo del castagno. Vitali, oltre ad essere un politico che si occupa di boschi è anche proprietario di un’attività boschiva dei Castelli Romani che opera nel settore castanicolo. Nei nostri territori è stato proprio questo connubio tra pubblico e privato a causare danni e a provocare ritardi incolmabili sulla valorizzazione del legno e del frutto. Alla fine del convegno c’è venuto un dubbio atroce: abbiamo l’oro intorno a noi ma non riusciamo a vederlo.



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