Il progetto è del 2006, e fu contestato già allora. Ci furono ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, addirittura una marcia di cittadini. Il progetto era una chiara forzatura: si parlava di attività agricola, con manufatti che sembravano più adatti per un albergo che per coltivare la terra.
Affacciandosi dalla rete di recinzione della “tenuta agricola”, all’occhio dell’ignaro passante la costruzione potrebbe sembrare un resort extralusso, con tanto di velux sul tetto (le finestre che si usano per le ville) e con accanto una stupefacente piscina con una gradinata per scendere in acqua. Tutto intorno il meraviglioso paesaggio dei Castelli Romani pronto per essere coltivato.
Invece, per un tecnico esperto, la piscina è un abbeveratoio, il resort è un granaio, le velux servono per dare luce alle mucche e i campi intorno alla piscina sono per le patate.
Nel frattempo nessuno controlla e, nel caso, nessuno pone sotto sequestro il presunto abuso. Fuori dalla tenuta non compare alcun cartello che riguardi la piscina, già da solo questo dovrebbe essere un indizio non trascurabile per i guardiaparco del Parco dei Castelli Romani, per la polizia municipale di Grottaferrata, per il Corpo forestale dello Stato. Tutta gente che ha come compito principale quello del controllo del territorio. O forse no?
Andrea Sebastianelli
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